DR.SSA PAOLA ROMITELLI

Psicke & Soma

La vita è attraversata da un unico filo che tutto lega

Capire il pianto del neonato

I neonati piangono. Piangono perché è l'unico modo che hanno per comunicare.

Se hanno fame, sonno, freddo, per essere presi in braccio, per dolori vari, se sono stressati, annoiati, piangono.

Il motivo per cui il neonato piange sempre è proprio perché comunica. In altre parole, lui parla tramite il pianto.

Generalmente, appena si sente piangere un neonato la prima cosa che viene da dire è: “no, no, piccolo, perché piangi?”. E' naturale reagire così, perché gli adulti associano erroneamente al pianto un sentimento negativo. Ma non è così.

I neonati, più di tutti, hanno bisogno di piangere, di sfogarsi, di sentirsi accolti anche con il loro pianto. Per un neonato potersi sentir dire: “piccolo mio, piangi perché sei stanco? Hai ragione a piangere, piangi pure”, sarebbe una cosa molto apprezzata.

E' importante comunque sempre importante che i genitori si pongano con un comportamento critico cercando così di capire cos'è che il bambino sta cercando di dirci con quel pianto.

Se non è per fame, sonno o freddo o comunque per bisogni primari, ci sono altri motivi per cui il bambino può piangere.

Ad esempio, Brazelton (un famoso pediatra) individua, oltre al pianto per i bisogni primari, altri tipi di pianto, come:

- il pianto per stanchezza (il bambino inizia a piagnucolare per poi intensificare fino ad un pianto di forte spossatezza);

- il pianto per noia (quando il bambino piagnucola ad intermittenza);

- il pianto per un malessere (dove il pianto è un pianto forte e vigoroso e intermittente, può essere causato da bolle d'aria nella pancia, ad esempio);

- il pianto per sfogarsi (è un pianto agitato e intermittente, a volte scambiato per quello delle coliche, che serve essenzialmente per scaricare il bambino dalle tensioni accumulate durante il giorno. E' un tipo di pianto che può essere scatenato anche dal massaggio infantile, poiché il massaggio per sua natura può far emergere delle tensioni interne non venute alla luce).

Anche un eccesso di stimoli può provocare un pianto di fastidio, oppure la frustrazione stessa di non essere capiti o di non poter comunicare in una modalità diversa possono essere causa di pianto.

In tutti questi casi, e in molti altri, il pianto ha un ruolo autoconsolatorio e terapeutico.

E’ quindi importante che i genitori, o chi si occupa del neonato, riescano a capire i diversi motivi per cui il bambino piange.

In conclusione, i neonati hanno bisogno di piangere e, nei primi mesi di vita è molto importante che il bambino si senta accolto e amato nonostante il suo modo di comunicare attraverso il pianto. Lasciate che i vostri bambini piangano, coccolateli e non abbiate paura di viziarli: un bambino a cui sono stati soddisfatti i bisogni di accadimento nei primi mesi e anni di vita, saranno bambini molto meno viziati di quanto possiate pensare. Infatti, i cosiddetti “bambini viziati” altro non sono che bambini che hanno ricevuto meno amore di quanto ne avessero bisogno.

Bibliografia

Michel Odent (2006), “Abbracciamolo subito”, edizione Red

Nessia Laniado (2007), “Perché piange?”, edizioni Red

T. Berry Brazelton (2003), “Il tuo bambino e…il pianto”, Raffaello Cortina Editore

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