DR.SSA PAOLA ROMITELLI

Psicke & Soma

La vita è attraversata da un unico filo che tutto lega

Cenni sul mutismo selettivo

Breve storia e sintomatologia

Dalla penultima versione del DSM (il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) il termine Elettivo associato al Mutismo è stato cambiato in  Selettivo, poiché con il primo termine era facile dare una interpretazione motivazionale invece che puramente descrittiva.

Non molto tempo fa, questo comportamento era considerato una risposta oppositiva ad alcune situazioni sociali e quindi considerato come "persistente rifiuto" a parlare, oggi viene invece sottolineata la "costante incapacità" di parlare in situazioni ansiogene che accompagna il mutismo.

Tale incapacità viene spiegata come derivante da paura o ansia, infatti, molte ricerche (Leonard, Topol, 1993) hanno evidenziato una forte componente ansiogena nei bambini con mutismo selettivo.

Tramer fu il primo a parlare di Mutismo nel 1934 per descrivere il comportamento di alcuni bambini, incontrati nella sua professione, che parlavano solo con le persone appartenenti allo stretto nucleo familiare. Ma più di 120 anni fa fu descritto per la prima volta da Kussmaul che gli diede il nome di Afasia Volontaria.

Le caratteristiche principali che si riscontrano in caso di mutismo selettivo  sono:

  1. Nonostante riescano a parlare in situazioni familiari, questi bambini non riescono a parlare in contesti sociali come la scuola per almeno più di un mese.
  2. Il non parlare non dipende dal fatto che non si conosce la lingua locale.
  3. La difficoltà è riscontrabile prima dei 5 anni di età. Tipicamente con l'ingresso nella scuola materna.

Chi fa la diagnosi deve stare attento a non confondere questa difficoltà con patologie come il Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, Schizofrenia o altri disturbi psicotici. Inoltre non devono essere presenti problemi del linguaggio, come ad esempio la balbuzie, che potrebbero essere la causa di un silenzio dovuto alla consapevolezza di non saper parlare bene, o l'afasia.

Nel 1985 Wilkins ha distinto due tipologie di mutismo: una chiamata persistente, che sembra essere molto rara, e un'altra chiamata transitoria, molto più frequente, il cui esordio si ha con l'ingresso nella scuola, che si dovrebbe risolvere più rapidamente. Quest'ultima viene spesso inserita nell'ambito dei disturbi emotivi e di ansia dei bambini.

I bambini con mutismo selettivo si mostrano impacciati e, se si rivolge loro la parola, reagiscono girando la testa altrove, toccandosi i capelli nervosamente, abbassando la testa e guardando per terra; spesso si nascondono, si succhiano il pollice o altre volte trovano qualcosa con cui giocare in modo solitario. E' tipica una spiccata capacità in tutti i lavori manuali.

A scuola, luogo per loro molto difficile in cui stare, sono spesso sotto la costante attenzione degli insegnanti (cosa da cui sembrerebbe che loro volessero fuggire) che cercano in tutti i modi di stimolarli a parlare (cosa per altro che cronicizza il mutismo).

Le cause

Molti autori hanno cercato di capire le cause di questa patologia, ma le ricerche sono ancora poche.

Lesser-Katz nel 1988 ha ipotizzato che il mutismo fosse la conseguenza di uno stato regressivo nella fase in cui il bambino mostra la paura dell'estraneo. Spesso infatti i bambini che sono in questo stadio mostrano tale paura nascondendosi e rifiutandosi di parlare con la persona sconosciuta.

Bovet Chagas fa risalire il mutismo alla negazione della separazione, una difesa che si oppone al superamento della fase chiamata "fase della separazione-individuazione".

Le ultime ricerche parlano di cause biologiche e di una conseguenza di stati ansiosi molto forti.

La frequenza varia, a seconda delle ricerche, da 8 bambini su 10000 a 1 bambino su 1000. Le femmine sono più colpite dei maschi.

Cosa fare

Attualmente si preferisce un trattamento di tipo integrato che possa rispondere alle varie esigenze del bambino.

I trattamenti che sono stati integrati sono: logopedia, terapie comportamentali, psicoanalitiche e la psicoterapia familiare o il sostegno psicologico. 

Non sarebbe sbagliato prevedere degli incontri tra la figura professionale che si occupa del bambino e le mastre, per un raccordo sulla modalità di comportamento più adeguata da avere nella relazione con il bambino.

In particolare il tipo di trattamento che viene proposto è simile a quello per i disturbi di ansia, con cui si sono ottenuti molti risultati positivi.

Si possono elencare alcune tecniche, quali:

  1. L'utilizzo del rinforzo in caso di tentativi di verbalizzazione;
  2. Il bambino viene abituato a parlare prima quando ci sono poche persone, poi in presenza di un numero di persone sempre maggiore (desensibilizzazione);
  3. Utilizzo di tecniche di rilassamento;
  4. Essere pazienti e rispettare i tempi del bambino (le aspettative di linguaggio fanno scattare in questi bambini, molto sensibili, un'ansia ancor più paralizzante);
  5. Offrire ai bambini strategie di comunicazione alternative (si è visto che, al contrario di quanto non si credesse, consentire ai bambini un modo per comunicare diverso dal linguaggio, non prolunga il mutismo, al contrario, riduce l'ansia principale causa di mutismo);
  6. Stimolare l'interazione sociale, ovviamente senza pretendere l'uso del linguaggio;
  7. Elogiare il bambino su tutti le sua qualità positive per aumentare la sua autostima;
  8. Coinvolgimento della scuola;
  9. Coinvolgimento dei genitori;
  10. Alcuni pensano che il migliore approccio sia una combinazione tra la terapia psicologica e il trattamento farmacologico. Vengono utilizzati farmaci come il Prozac, Paxil, Celexa, Luvox e Zoloft.

Cosa non fare

  1. Non forzare assolutamente il bambino a parlare (i bambini si accorgono anche di varie "strategie" messe in atto, come "fare una passeggiata con la zia preferita": esacerbano il disturbo);
  2. E' sbagliato pensare che questo disturbo sia dovuto solo a timidezza e pensare che passerà con la crescita;
  3. Il mutismo selettivo non è una forma di autismo;
  4. Non usare tecniche punitive con il risultato di un aumento dell'ansia;
  5. Non cercare di corrompere il bambino con frasi del tipo "se parli...avrai...", non si ottiene il risultato voluto e o si rischia di arrivare ad una rottura dei rapporti o al fatto che il bambino ottiene ciò che è stato promesso senza aver parlato, con il risultato di far diminuire la credibilità negli adulti;
  6. Non pensare che il bambino non sia frustrato per il fatto che non parla;

Conclusioni

I bambini che hanno il mutismo non sono bambini diversi dai loro coetanei: l'unica cosa che li differenzia è la mancanza di un utilizzo del linguaggio verbale.

Il rendimento scolastico di questi bambini risulta essere nella media, l'importante è offrirgli degli ausili per poter comunicare, ad esempio nello svolgimento di compiti scolastici si potrebbe pensare di un utilizzo del registratore: il bambino a casa si prevede l'utilizzo di un registratore per poi consegnare il nastro alla maestra, oppure si potrebbero dei compiti orali in un rapporto di uno-a-uno, ove è possibile.

Quando c'è una buona collaborazione tra specialisti, genitori e scuola i bambini selettivamente muti hanno la possibilità di superare le loro difficoltà.

      

Bibliografia

Compare A., Gorla C., Molinari E., Famiglia e mutismo selettivo: aspetti relazionali e psicopatologici, in Psicologia clinica dello sviluppo n.2/2006

Marcelli D., Psicopatologia del bambino, Edizioni Masson

Rapoport J.L., Ismond D.R., DSM-IV, Edizioni Masson


Psicologia infantile

- Cenni sul mutismo selettivo

- Depressione in adolescenza

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